“Uff…questa settimana mi tocca il turno del sabato” – Mi disse Silvia, teneva la testa bassa ed agitava nervosamente il piede, il classico atteggiamento da damigella in pericolo che usava quando aveva bisogno di qualcosa da me.
La guardai, sapevo benissimo dove voleva arrivare, ma le lasciai terminare la sua piccola recita:
“E’ sempre un delirio di giornata, 8 ore da sola con un’infinità di cose da fare, non si sa mai a chi dare i resti...non è che pure questo mese ti va di fare il sabato al posto mio?”
Non riusciva a trattenere un sorrisetto, forse consapevole che con quella sceneggiata non avrebbe mai ingannato nessuno, ma le bastava solo una scusa e non doveva neanche sforzarsi di trovarne una che fosse credibile.
Era troppo intelligente per essere minimamente preoccupata delle attività che c’erano da fare il sabato, lo sapevamo entrambi, avrebbe tranquillamente potuto fare tutto in un paio di ore, da bendata, però perché passare il sabato da sola in ufficio davanti ad un monitor quando c'era qualcuno felice di farlo al posto suo?
Nei tre mesi precedenti mi ero sempre offerto io di coprire il suo turno di sabato, inventando le scuse più improbabili per giustificare la richiesta, questa volta sapevo che prima o poi sarebbe stata lei a suggerire il cambio.
“C-certo, per me va bene. Così poi prendo una giornata di recupero durante la settimana, mando subito la mail per avvisare gli altri del cambio”
"Grazie Matteo, non so come farei senza di te!".
Gli altri, Cristina e Luca se ne erano andati da massimo dieci minuti al termine del turno che finiva alle 17, mentre in teoria io e Silvia saremmo dovuto rimanere fino alle 21. In teoria perché ormai era consuetudine che quando toccava a noi due fare il turno serale, Silvia se ne andava appena la situazione era abbastanza tranquilla ed io restavo in ufficio a lavorare per entrambi fino a tardi.
Ero io stesso ad essermi offerto, come per tutte le piccole cose che nel tempo le avevo concesso, lo schema era più o meno sempre lo stesso: per un 2/3 volte mi offrivo spontaneamente di fare qualcosa per lei, dopo di che iniziavo ad aspettare e sperare che fosse lei a chiedermi se era possibile ripetere quella piccola cortesia per accertarmi che queste attenzioni non la disturbassero.
Da quel punto di vista lei si era dimostrata una piccola iena, appena abituatasi ad avere un trattamento di favore era prontissima a riproporlo quando non ero io a farlo, da quel momento in poi il favore iniziale diventava una consuetudine di cui non era neanche più necessario discutere.
L’avere tutti i sabati liberi era appena diventato l’ultimo di questi vantaggi, che si aggiungeva all’essere esentata da tutte le attività monotone e noiose che svolgevo io al posto o suo ed alla possibilità di arrivare tardi la mattina o uscire presto la sera quando eravamo insieme di turno, cosa che tra cambi vari avveniva praticamente sempre.

Silvia era arrivata a lavorare con noi da 9 mesi, non era una ragazza particolarmente appariscente, alta circa 1,75m e dal fisico longilineo, aveva capelli lunghi neri ricci ed occhi marroni, coperti da occhiali con una montatura sottile. Con i lineamenti irregolari ed il naso leggermente storto non la si poteva certamente definire bella, inoltre appena arrivata sembrava molto introversa e di poche parole.
Quando mi fu assegnato il compito di formarla per inserirla nel minor tempo possibile non immaginavo quanto la mia idea su di lei sarebbe cambiata in brevissimo tempo. Superato l’impaccio iniziale scoprì una ragazza simpatica, intelligente e ironica.
Sentivo che tra di noi si era formata un’intesa particolare ed essendo la persona incaricata della sua formazione ero felice per ogni momento che avevo la possibilità di passare con lei, purtroppo capii presto che mentre io mi stavo irrimediabilmente innamorando di lei, per quanto si divertisse a scherzare e provocarmi per lei ero solo poco più di un collega e poco meno di amico.
Dopo aver perso ogni speranza decisi di passare al piano b, con la mia indole da sempre sottomessa se non potevo avere di più avrei potuto accontentarmi di diventare suo schiavo, ma come fare sul posto di lavoro?
Non avrei mai potuto dichiararle esplicitamente i miei desideri, quindi iniziai progressivamente a cercare di farle capire che ero sempre a sua disposizione per qualsiasi cosa, mi facevo sempre in quattro per aiutarla, dovendo a volte rimanere più a lungo per recuperare le mie attività che lasciavo indietro per aiutarla.
Presto il mio aiuto le serviva sempre di meno, era più che qualificata per il lavoro in pochi mesi era ormai più brava anche di me, perciò iniziai a cercare sempre modi nuovi per sentirmi in qualche modo suo schiavo.
La situazione rimase stabile per diversi mesi, ormai avevo escogitato tutti i modi possibili per cercare di rendermi utile, non potevo dichiararmi esplicitamente per non avere problemi nel lavoro. Fino a quel momento avevo sempre dovuto prendere l’iniziativa, ma ormai non potevo spingermi senza essere sicuro che lei fosse realmente interessata.
Ogni giorno ero divorato dal desiderio di inginocchiarmi ai suoi piedi e leccarli.

Poi passato poco più di un anno e mezzo dal suo arrivo Silvia mi comunico che stava per cambiare lavoro.


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