La trattativa

«Prego, si metta comodo.»

Si sedette sulla poltroncina, ma che si sentisse comodo, no, decisamente non poteva dirlo.

Era stata lei a metterlo subito a disagio con un freddo rimprovero, dicendogli di chiamarla “avvocato”, quando lui l’aveva improvvidamente chiamata avvocatessa. Avvocato Katrina Gauss Basile, come del resto era scritto sulla targa della porta.

Gauss gli ricordava il matematico tedesco, quello della curva dell’errore statistico nelle misurazioni ... Basile invece era un cognome molto diffuso a Taranto. Si chiese cosa ci facessero insieme.

E anche lo studio era davvero insolito. Un luminosissimo salone con un’ampia vetratura. Di forma rettangolare, la stanza aveva due pareti interamente a vetri, dal pavimento al soffitto, una lunga alle spalle della scrivania dell’avvocato ed una più corta alla sua destra. Dava la sensazione di essere in piena vista dalla trafficata strada. In realtà, l’aveva visto arrivando, i vetri erano trasparenti solo dall’interno e specchiati fuori.

Del tutto assenti le immancabili librerie stracolme di codici e volumi vari, così come le solite cornici con lauree, diplomi e attestati vari. Le sole due pareti non vetrate erano quella alle sue spalle con la porta da cui era entrato e quella alla sinistra della scrivania, il cui unico ornamento era una fotografia - una gigantografia - raffigurante un nudo femminile: una donna seduta per terra con una gamba piegata sotto di lei e l’altra leggermente arcuata, il busto inclinato in avanti e rivolto verso la macchina, una mano poggiata a terra e l’altra protesa in avanti quasi ad artigliare l’osservatore. Il volto con lo sguardo sfacciatamente fisso nell’obbiettivo, a sfidare chi la guardava. Il corpo, atletico e abbronzato, anche se non esponeva alla vista le parti più intime, era completamente nudo. I seni erano godibili, pieni e sostenuti. Così come era godibile la curva formata dal suo gluteo tra la schiena e la coscia. Una parabola perfetta, da equazione, pensò l’ingegnere.  

La riconobbe immediatamente, stupendosi non poco. Era lei: l’avvocato. Era inequivocabilmente lei ed era inequivocabilmente nuda. Lo ostentava a chiunque ricevesse in studio.

Ancora non aveva cominciato a parlargli, gli stava volutamente lasciando tutto il tempo per osservare anche i dettagli e lo lasciò guardare anche quando dalla foto la sua attenzione si spostò sulla sua persona. Sobria ed elegante nel trucco, nella corta pettinatura mascolina e nel vestire. Il cristallo della scrivania lasciava ampia visione sulle lunghe gambe e sulla corta gonna che un sapiente movimento sulla sedia fece risalire ancora un po’.

Finse di continuare a leggere qualcosa sullo schermo del computer per dargli modo di continuare ad osservarla. Gli occhi di lui saltavano dalla foto all’originale e viceversa. Sfruttava il tempo che lei le stava volutamente concedendo per osservare i minimi dettagli, cercando mentalmente di trasferire la nudità dell’immagine alla donna reale che aveva di fronte.

Quando ritenne di avergli dato tempo a sufficienza, distolse lo sguardo dal monitor e lo volse verso di lui, catturando la sua attenzione che ora immaginò quasi morbosa.

«bene, ingegner Baldetti, finalmente ci siamo! Mi fa piacere che, dopo diversi incontri col suo legale, abbia voluto venire qui di persona ...»

«L’avvocato Giulivi mi ha validamente rappresentato tante volte, ma in questa trattativa ho avuto l’impressione che stesse tergiversando un po’ troppo. Giornate intere a discutere senza trovare nemmeno un punto fermo d’inizio ... e intanto le settimane sono volate.»

«quindi lei è venuto per chiudere in fretta ...»

«no. Chiariamo una cosa. Io non ho fretta di chiudere questa trattativa. Io non ho voluto neanche questa trattativa. Io intendo andare avanti col mio lavoro.  Siete stati voi a contattarmi per farmi un’offerta ... offerta che spero finalmente di sentire in maniera chiara e trasparente.»

« trasparente! Ecco! Ecco la parola ... la trasparenza è fondamentale per me. Ne faccio un mio punto d’onore. Lo può vedere anche dal mio studio»

E fece un gesto circolare ad indicare le vetrate e poi anche la foto.

« proprio per questo mi permetta di riassumere brevemente la situazione. Le dirò con la massima franchezza tutto quello che ho ricostruito dalle informazioni assunte e le intenzioni della società che rappresento.»

« la ascolto con piacere ...»

« lei, ingegnere, ha intrapreso, circa un anno fa, la costruzione di un complesso residenziale a Castellaneta, in contrada Montecamplo. Un bel complesso. Ventisette eleganti ville in tre schiere, in un bosco sul fianco della collina. Un progetto molto bello ma anche molto ambizioso... »

Fece una breve pausa. L’ingegnere non replicò. Fino ad ora aveva detto cose che già sapeva, a parte la punta di sarcasmo che aveva fatto percepire definendo il progetto ambizioso. Riprese quindi lei

« tutto in regola, permessi, licenza edilizia eccetera ... fino a qualche settimana fa i lavori hanno rispettato perfettamente i tempi previsti, poi ... poi qualcosa si è arenato. Il cantiere è fermo, gli operai in cassa integrazione ... la situazione langue ...»

« problemini burocratici ... stiamo risolvendo ...»

« lo so. Ma ci può volere molto tempo. Il primo problema è l’agenzia per l’ambiente e il paesaggio. Il complesso è molto vicino all’area protetta della Gravina di Laterza ...»

« ne è al di fuori ... ed hanno inizialmente concesso il benestare. Ora si sono intestarditi su un cavillo interpretativo ...»

« il cavillo è che, anche nelle zone limitrofe alle aree protette (nella Gravina di Laterza esiste anche una oasi LIPU), eventuali edificazioni devono rispettare alcuni vincoli. Vincoli che sul suo progetto avrebbero un impatto non indifferente in termini di tempi e costi ...»

« le ho già detto, stiamo risolvendo. Abbiamo prodotto un ricorso ...»

Si interruppe perché l’avvocato aveva sollevato la mano destra, dischiudendo pollice, indice e medio nel gesto del Papa benedicente.

« tre alternative, ingegnere ... lo sa. Avete tre alternative: la prima sarebbe di accettare i vincoli e modificare il progetto, con costi che però in questo momento lei non può permettersi di affrontare. La seconda: quella che lei mi dice di stare percorrendo,  il ricorso ... dall’esito incerto e dai tempi lunghissimi. La terza infine, quella meno limpida: qualche bustarella ben distribuita ... ma non è nei suoi principii ... ho studiato la sua storia, lei è un raro esempio di imprenditore cui ripugnano certi sotterfugi.»

L’ingegnere ora era ancora più scomodo su quella sedia. L’avvocato sembrava sapere più cose addirittura di lui stesso. Senza dargli tempo di replicare, lei riprese

« il secondo problema riguarda le infrastrutture di urbanizzazione. Lasci che glielo dica, ingegnere, io ci sono andata a vederlo il cantiere. La strada da Castellaneta è una merda. Stretta e labirintica ... per non parlare di come l’hanno ridotta i suoi camion ... pensi che al ritorno ho preferito fare il giro largo da Laterza.»

« Al comune mi hanno assicurato ...»

« è proprio qui il punto, ingegnere. Le hanno promesso mari e monti, superstrade e luci, acquedotti e fogne ... ma intanto l’unica cosa che ha realmente ottenuto dal comune è una richiesta di risarcimento dei danni provocati dal passaggio dei suoi camion.»

L’ingegnere stava per replicare ma anche stavolta l’avvocato lo bloccò con le tre dita.

« anche in questo caso ci sono tre alternative ... la prima è quella di farsi carico lei del ripristino della strada e di altri lavori di urbanizzazione. È una proposta di transazione, una sorta di patteggiamento che le ha offerto il comune ... la seconda, il contenzioso. Anche qui con tempi indefinibili. Infine la terza: come sopra e come sopra sappiamo che non è da lei ... »

« bella esposizione, non c’è che dire ... tutto vero ... ma si è limitata solo agli aspetti negativi. Il complesso, anche solo al grezzo com’è ora, ha un valore importante. Qualche mese di ritardo non ne comprometterà il valore.»

« questo non l’ho sottolineato bene forse? Le chiedo scusa. Pensavo che il solo fatto che la società che rappresento è interessata ad acquisirlo gliene desse prova ... lasci che ora le esponga l’offerta.»

« la ascolto ...»

« ho avuto mandato da una società immobiliare tedesca che intende acquisire il complesso allo stato attuale. Lo completeranno loro, anche con le varianti richieste per i vincoli e facendosi carico dei lavori di urbanizzazione.»

« veniamo al dunque ... l’offerta?»

L’avvocato scrisse una cifra su un foglietto, lo piegò e glielo fece scivolare sulla scrivania

« cos’è, ha vergogna di dire a voce la cifra?»

« no, meglio nero su bianco, a voce potremmo capirci male ...»

L’ingegnere, un uomo pratico e determinato, poco avvezzo al poker, lo aprì e lesse. 2.200.000 euro.

« dovrei riderle in faccia, ma sono una persona educata e lei è una signora. Oltretutto ha un mandato e non posso prendermela con lei. Comunque la risposta è no. Questa cifra è ridicola. Le ville, una volta finite, anche a svenderle, ci si tirano su sette, otto milioni ad occhi chiusi. È vero che sono al grezzo, e anche se ci vorrà un po’ di tempo, una volta risolti gli intoppi ... grazie avvocato, conoscerla è stato un piacere, davvero, ma a questo punto possiamo ritenere chiusa tutta la ...»

« aspetti. Il mio mandato ha dei margini di trattativa. La cifra iniziale è quella ma ho facoltà di valutare e rideterminare. Mi hanno dato una cifra limite e mi hanno detto che più avrei risparmiato, maggiore sarebbe stato il mio onorario. Capisce quindi perché sono partita dal basso … »

« ma che margini ha? Per me, dobbiamo ragionare su una cifra almeno doppia.»

« ingegnere ... mi faccia allora esporre qualche altra cosa. Io sono stata trasparente. Non è mia abitudine tenere celate le cose. Se serve, sono pronta a scoprirmi ancora di più ...»

Detto questo si alzò e, con gesto lento e studiato si sbottonò e sfilò la giacca. La lasciò scivolare a terra. Sotto indossava una canotta garzata aderente e trasparente, senza reggiseno. Si sedette di nuovo e, nel farlo sollevò completamente la gonna posando il culo nudo sulla sedia.

« ma cosa crede di fare? È una bella donna, giovane e desiderabile. Ma se pensa di irretirmi con questi mezzucci ...»

« no, se le ho dato questa impressione, le chiedo scusa ... le ripeto, voglio solo farle vedere che io non nascondo niente. Le dirò quindi ora alcune cose, alcune informazioni che ho raccolto e messo insieme...»

« informazioni?»

« beh, presumo che lei sappia che tutti gli avvocati si avvalgono di investigatori privati per assumere informazioni ...»

« e che genere di informazioni avrebbe raccolto?»

« sulla situazione della sua azienda. Specialmente sui rapporti con le banche ...»

« non possono averle detto gran che ... c’è il segreto bancario ... e comunque è una situazione normale. Sono in regola con tutti i pagamenti ...»

« il segreto bancario in Italia non è come in Svizzera, poi ... certo, la situazione è normale ... con la banca Popolare, quella con cui lei intrattiene i rapporti principali, quella che le ha erogato il mutuo fondiario e con cui lei sta cercando in tutti i modi di rimanere nei limiti del fido e rispettare le scadenze … ma le altre? La Cassa di Risparmio? Il Credito Cooperativo? Lì ha sofferenze importanti, non garantite a sufficienza ... potrei scendere nel dettaglio, ma è inutile, lei sa bene ... il direttore di una delle due le ha addirittura suggerito di rivolgersi ad una finanziaria, la RINESFIN ... mi conceda una parentesi per un consiglio, amichevole e disinteressato: non lo faccia. Non ci vada. Entrerà in una spirale irreversibile, non so se ho reso bene l’idea»

« perfettamente. Si chiama usura ...»

« ecco, vedo che comprende bene ... e poi ci sono gli operai. Per ora sta pagando l’INPS, la cassa integrazione ... ma tra un mesetto finisce ...  »

« ma come ha fatto ad avere queste informazioni? Qui c’è violazione della privacy, del segreto ... chi le ha spifferato ...? Li denuncerò ...»

« si calmi ... ammetto che qualche violazione deontologica c’è stata ...»

E qui fece una faccia contrita, giungendo le mani come in preghiera e chinando la testa

« deontologica? Solo deontologica?»

« beh, dal punto di vista legale ... siamo al limite ... questione di interpretazione dei termini, visioni diverse delle norme ... ingegnere, se si nuota tra gli squali, bisogna esser squali ... il mio informatore ovviamente non farà mai i nomi delle sue fonti ... ma i fatti sì. I fatti ci sono e sono questi.»

« ma chi ha come informatore, il KGB? »

Chiese indicando la targhetta col nome dell’avvocato sulla scrivania in cui spiccavano le maiuscole “Katrina Gauss Basile”. Lei sorrise, non era la prima volta che associavano le sue iniziali a quelle del temibile servizio segreto sovietico ...

« vuole conoscerlo? Basta che si giri ...»

E l’ingegnere girandosi vide la foto ...

« lei? Lei stessa raccoglie informazioni?»

Disse stupito guardandola con gli occhi sgranati. Lei fece di no con la testa, indicandogli nuovamente la foto

« no, non io ... lei!»

« ma ... mi scusi, non è lei quella della foto? Mica ha una gemella ...»

L’avvocato a questo punto si lasciò andare ad una risata di gusto ...

« una gemella? Ah ah ah ... nooooo, anche se forse mi farebbe comodo ... no, ingegnere, sono io, sono sempre io ... solo che mi fa piacere sdoppiarmi in due persone diverse. Io, Katrina Gauss, avvocato e lei, Katrina Basile la detective ... una detective dai modi poco ortodossi ... mi fa il lavoro sporco.» 

« molto sporco, direi … ho capito, non è necessario che mi descriva i dettagli. Ha ragione, il lavoro che le fa è proprio sporco ... ma, purtroppo per me, è tremendamente efficace. Mi fa rabbia sapere che integerrimi funzionari di banca abbiano ceduto queste informazioni venendo così “ben ripagati”. Comunque, la situazione è quella che ha descritto. Ma proprio perché conosce la situazione, l’entità del problema, sa che con quella cifra non mi salvo. Non mi basta per sanare le sofferenze ed estinguere il mutuo ...»

« lo so, ingegnere, lo so ... gliel’ho detto, io la stimo. Lei è un imprenditore ma prima ancora un signore. Ha sempre lavorato, correttamente e bene. Stavolta, mi perdoni, ma ha fatto il passo più lungo della gamba. Un progetto così importante, senza avere coperture politiche – mi capisce – è stato un azzardo. Mi dica, me lo dica in tutta sincerità, senza sopravvalutare, qual è la cifra che le occorre? La cifra con cui chiudere bene con le banche e riprendere a lavorare come prima ... »

« prima le ho detto che dovevamo ragionare sul doppio dell’offerta ... con quella cifra cadrei sul morbido, chiuderei con le banche e avrei qualcosa per ricominciare ...»

« ingegnere, a quella cifra non ho facoltà di chiudere.»

« non può sentirli?»

« sarebbe inutile. Ho autonomia ma con indicazioni precise. E poi non intendo allungare ancora questa trattativa. Lei si è scomodato a venire di persona per un incontro definitivo. Lei uscirà di qui con un contratto firmato ed un assegno in tasca. Mi dica la cifra limite. Quella che per la Baldetti Costruzioni significa vivere invece di morire.»

« Tre milioni e mezzo. Avvocato, la prego non un euro di meno. Tre milioni e mezzo e chiudo con le banche. Poi mi toccherà ricominciare da zero.»

« ce la farà, ingegnere, ne sono certa. Tre e mezzo è una cifra cui posso anche arrivare. Preparo un preliminare e l’assegno del dieci per cento di acconto»

« un attimo!»

Stavolta fu lui ad interromperla col gesto del Papa.

« mi deve concedere tre condizioni ...»

« dica, se possibile ... ora che abbiamo l’accordo sulla cifra ...»

« prima condizione. La società acquirente deve onorare i contratti in essere con fornitori e maestranze. So che potrebbe romperli, pagando le relative penali, ma ci tengo che i contratti firmati da me siano onorati e non voglio che neanche uno dei miei operai e impiegati finisca per strada.»

L’avvocato annuì facendo intendere che poteva accogliere la richiesta.

« seconda. Una villa. La licenza era per trenta. Ne ho iniziate ventisette con l’intenzione di farne poi un’altra un po’ più grande e appartata. Per me. Dovrò vendere le mie proprietà e vorrei rimanere con qualcosa.»

« ingegnere ... Ancora con queste mezze verità ... Lei ha già venduto le sue case. Per meglio dire le ha dovute cedere alla sua ex moglie dopo la separazione. In un primo momento le aveva concesso il diritto d'uso tenendosi la nuda proprietà. Poi ha preferito cederle per evitare che venissero azzannate dai creditori... Comunque, non c'è problema, anche questo posso concederglielo.»

Un altro cenno di assenso

« infine il nome. Il complesso si sarebbe dovuto chiamare “Centro residenziale Alice”. Ci tengo che il nome resti questo. Per me ha un significato ...»

« so anche questo, ingegnere ...»

L’ingegnere guardò di nuovo la foto

« anche questo ... ma ... mi scusi la franchezza, ma devo chiederglielo ... ma nel letto di chi si è infilata per avere anche questa notizia?»

« segreto professionale. Ma lei può riflettere, pensare male di qualcuno, e quasi sicuramente, come diceva Andreotti ... indovinare ...»

« comunque, se vuole sentire la società per queste richieste...»

« non c’è bisogno, le ho già detto io di sì. Ho una discreta autonomia nel mandato ... pensi che mi hanno cercata perché su Taranto sono l’unico avvocato che parla bene il tedesco ...»

« già, il suo cognome ...»

« sono alto atesina, mia madre invece era di Taranto, da qui l’aggiunta del cognome Basile.»

« ah ecco ...»

« comunque le dicevo che mi hanno cercata per la lingua, poi dopo i primi incontri hanno avuto grande fiducia in me e il presidente in persona ha voluto che fossi nominata consigliere d’amministrazione, con delega speciale, per conferire una autorità maggiore al mio incarico. La mia firma ha valore legale e ho anche il blocchetto di assegni della società.»

« credo di immaginare gli “incontri” che ha avuto ...»

« non mi giudichi frettolosamente ... sono quella che sono e non faccio niente per nasconderlo. Approfitto della mia bellezza, della mia avvenenza e del fatto di non avere praticamente scrupoli. Le rubo qualche minuto per una piccola divagazione. Mi fa piacere raccontarle come ho agito coi tedeschi, come li ho convinti dimostrando quanto so essere ferma e determinata.»

 

Fui convocata alla loro sede di Francoforte. Il Presidente e i due consiglieri più influenti mi illustrarono le loro intenzioni e mi proposero un mandato. Una procura per la trattativa.

Io mi dissi disposta ma obiettai che quel mandato, così come l’avevano impostato, non mi dava margini di trattativa. In pratica, con quel mandato io potevo semplicemente presentare l’offerta e riferire la risposta. Era questo quello che volevano? Io mi ritenevo in grado di rappresentarli pienamente, trattando e chiudendo l’affare, ma dovevano darmi un minimo di autonomia.

Ne discutemmo a lungo. Si fece tardi e mi proposero di continuare a parlarne a cena. Uscimmo e ci avviammo a piedi, il ristorante scelto non era molto lontano.

Passando davanti alla vetrina di una gioielleria, notai una bella collana che era esposta e mi fermai. Mi rivolsi al presidente.

« herr Mauser … forse tutte le parole che ho finora detto non sono riuscite a darle un’idea precisa di cosa io intenda quando dico di me stessa che sono una donna caparbia e determinata, che quando voglio una cosa so come averla, con fermezza e senza farmi alcuno scrupolo. Forse una dimostrazione pratica vi convincerà…»

«Una dimostrazione?»

«quella collana mi piace. La voglio … e le dimostrerò che sono capace di averla, a qualunque costo …»

« è davvero bella … e costosa, anche … cosa intende quando dice che la vuole? »

« voglio che lei me la regali, herr Mauser …»

« è un regalo molto … importante, ma non capisco cosa voglia dimostrare …»

« adesso ci arrivo. Per dimostrarle cosa sono disposta a fare per averla, le faccio una proposta: se lei mi regala la collana, stasera cenerò con voi indossando solo quella e niente altro.»

Sgranarono gli occhi

« cioè lei … sarebbe disposta a cenare al ristorante tutta la serata nuda al tavolo …»

« la mia parola è un impegno. Ha detto che è il ristorante più elegante della città, vero?»

« eh, sì … molto esclusivo …»

« non ho problemi … troveremo una scusa … ma ora io voglio quella collana a qualunque costo …»

Mauser entrò ed acquistò la collana. Quando arrivammo al ristorante e fummo accompagnati al tavolo che avevano prenotato, mi feci consegnare il pacchetto e mi recai alla toilette. Mi spogliai completamente ed indossai la collana. Per praticità tenni solo le scarpe e gli occhiali.

Rientrai in sala e tornai al tavolo suscitando immediatamente un brusio di commenti stupiti.

In pochi attimi si avvicinò il direttore di sala che discretamente ci chiese cosa stesse accadendo.

Mauser cercò di convincerlo

« la signora ha perso una importante scommessa con noi ed ora sta onorando l’impegno preso. Confidiamo nella sua comprensione e in quella che vorrà chiedere ai clienti. Se qualcuno dovesse comunque sentirsi infastidito ed andarsene, le risarciremo noi il mancato incasso. Sia comprensivo, gliene saremo grati.»

Il direttore, che conosceva bene Mauser e gli altri due e sapeva perfettamente quanto contasse la loro gratitudine, fece buon viso a cattivo gioco. Dovette usare tatto e diplomazia per spiegare ai clienti la mia esibizione. Alla fine però filò tutto liscio. In Germania hanno una mentalità molto più aperta, tollerante, disinibita. In Italia avrebbero di certo chiamato la polizia.

 

« incredibile! Lei ha una spregiudicatezza veramente fuori dal comune …»

« Ma non sono stata sempre così. È una scelta, una scelta che ho dovuto fare anni fa. Una scelta quasi obbligata, come la sua poco fa ... vivere o morire. Ha tempo? A questo punto è necessaria un’altra divagazione.»

« non ho impegni fino a domani mattina. »

« non me ne serve tanto, mi spiace deluderla, ma la lascerò andare prima di cena ... mi farebbe piacere solo raccontarle una storia. La storia di questo ...»

E prese con indifferenza un fermacarte che era sulla scrivania. Fino ad allora l’ingegnere non lo aveva neanche notato. Solo in quel momento, quando l’avvocato glielo pose davanti vide cos’era. Si stupì, ma non più di tanto, ormai da quella donna così sfacciata era lecito attendersi di tutto.

Il fermacarte in realtà era un cuneo anale, anche noto come “butt plug” o “anal plug”. Un grosso cono di metallo con una rientranza ed una base con incastonata una grossa finta pietra sfaccettata di colore verde ad imitazione di un improbabile smeraldo. Un giocattolo erotico che alcune donne (ma anche uomini) infilano nel culo ed indossano durante pratiche sessuali ma a volte anche con disinvoltura sotto i vestiti, insospettabilmente.

« è ...»

« sì, è proprio quello che lei pensa ... quello che sto per raccontarle è la storia di una parte della mia vita e della svolta che per me ha rappresentato quest’oggetto ... se le fa piacere ascoltarla ...»

« se le fa piacere raccontarla ...»

« quando scelsi di studiare giurisprudenza, il mio desiderio era quello di arrivare un giorno ad avere uno studio tutto mio. Non come questo … forse non qui, non ci pensavo nemmeno ... e non nel modo in cui ci sono arrivata ... questo era proprio fuori da ogni mia immaginazione ...»


Il racconto

Mi ero appena laureata in giurisprudenza. Vivevo coi genitori a Renon, il paesino dov’ero nata in Alto Adige e lavoravo o meglio, svolgevo il periodo di praticantato, presso uno studio legale a Bolzano. Una tranquilla ed agiata, anche se non ricca, famiglia “multietnica”, così la definiva scherzosamente mio padre, Karl Gauss, alto atesino doc, avendo sposato Chiara Basile, tarantina della città vecchia.

Ma il destino un giorno mi si presenta con un conto da pagare. Un conto salato e soprattutto inopportuno. Come se al ristorante le portassero il conto, un conto spropositato, mentre sta ancora mangiando gli antipasti ...

I miei genitori erano stati per qualche giorno a Taranto. Dovevano definire alcune questioni ancora pendenti dopo la morte di mia nonna, la madre di mia madre. Avevo preferito non seguirli, non assentarmi di nuovo dallo studio, avevo già preso diversi giorni di permesso il mese prima, quando la nonna era venuta a mancare.

Era sera, li aspettavo da un momento all’altro, con l’ultima telefonata, un’ora prima, mi avevano detto di essere ormai quasi arrivati. Invece mi si presenta il maresciallo dei carabinieri.

« signorina Gauss? Dovrebbe seguirmi in ospedale ... i suoi hanno avuto un incidente ...»

Un colpo di sonno ... un malessere ... fatto sta che l’auto, senza neanche frenare, aveva mancato una curva e, invece d’imboccare il ponticello sul torrente, aveva sfondato il parapetto e fatto un volo finendoci dentro, a quel torrente.

La notizia me la diede un medico

« purtroppo non c’è stato niente da fare ... sono arrivati qui già senza vita.»

Non sapevo neanche come si affrontasse una cosa del genere. Mi aiutarono a muovermi tra chiese, uffici e cimiteri alcuni amici di mio padre. Gli stessi che poi vennero a trovarmi a casa con un assegno.

« Katrina, non vorremmo ... ecco ... offendere la tua dignità ... ma ... abbiamo pensato che avrai sicuramente un po’ di difficoltà ora che ... insomma... abbiamo raccolto qualcosa tra noi ... per quel che possiamo ... se hai bisogno ...»

Avevo bisogno ... certo ... in quei pochi giorni avevo cominciato a realizzare, raccolto le idee e le informazioni ... a parte pochi risparmi non avevo di che andare avanti. Mio padre era un artigiano per cui non c’era nessuna liquidazione. Non mi spettava la pensione, non essendo più studentessa. Sempre gli  amici, si interessarono per un sussidio dalla provincia autonoma. Feci un’istanza e mi riconobbero per un anno un sussidio di trecentocinquanta euro al mese. L’affitto della casa ne costava trecento, e poi la luce, il gas eccetera ... il praticantato allo studio mi rendeva poco o niente: ufficialmente sarebbe tirocinio gratuito, a titolo del tutto liberale mi venivano erogati saltuariamente dei “rimborsi” in base alle pratiche che avevo seguito.

Man mano anche gli amici mi fecero capire di non potermi più aiutare.

L’unica via che ancora mi restava era cercare di ottenere rapidamente un risarcimento dall’assicurazione.

Mi recai all’agenzia dove era assicurato mio padre e, dopo i tristi convenevoli di compatimento, mi dissero che a breve sarei stata contattata da un funzionario dell’ufficio di liquidazione sinistri.

In effetti mi chiamò e convocò per un incontro in pochi giorni. Ma l’incontro col dottor Malgrati, Silvano Malgrati, il dottor “purtroppo”, fu una mazzata.

« Signorina Gauss, mi permetta di dirle quanto sono addolorato. Addolorato per quello che è accaduto ... e, purtroppo, anche per quello che devo comunicarle...»

« c’è ... c’è qualche problema?»

« in realtà, nessun problema ... tuttavia io credo che quello che le dirò non combaci con le sue aspettative...»

« in che senso, mi scusi?»

« ecco, in primis, lei saprà che la polizza responsabilità civile autoveicoli, la RCA per intenderci, purtroppo non copre gli infortuni del conducente ... andrebbe integrata con un polizzetta ad hoc ...»

« che mio padre ...?»

« che suo padre, purtroppo, non aveva sottoscritto ... per quanto riguarda invece sua madre, come passeggero, terzo trasportato in gergo tecnico, lei sì; lei è coperta dalla polizza.»

« quindi mi sta dicendo che mi risarcirete solo della morte di mia madre?»

« eh ... purtroppo sì ... vede la compagnia mi impone un ruolo a volte, mi rendo conto, sgradevole ...»

« è un eufemismo ... »

« ehhh ... sì, se vuole metterla così ... purtroppo … »

« e magari il peggio deve ancora tirarlo fuori ...?»

« beh, no ... insomma ... per sua madre la compagnia è pronta ad indennizzarla anche in tempi brevi.»

« ok, non giriamoci intorno, quanto è disposta a pagare la compagnia?»

« diciottomila euro ...»

« cosa? Ma le sembra una proposta accettabile? Diciottomila euro per la vita di mia madre? »

« vede, purtroppo, sua madre non produceva reddito, se poi a questo aggiungiamo ...»

« cosa c’è da aggiungere ancora?»

« la situazione è delicata, purtroppo ... la compagnia mi ha dato mandato di farle questa proposta se lei accetta di chiudere senza ulteriore contenzioso. Vede, il fatto è che la Polizia ha chiuso l’incidente come colpo di sonno o malessere. Tuttavia, secondo i nostri periti, ci sarebbero validi motivi per chiedere una riapertura ...»

« riapertura? Ma in che senso? Cosa vuol dire ...?»

« accertare realmente le cause dell’incidente ... vede, dai rilievi risulta che l’auto non ha frenato per niente, ma non ha avuto una traiettoria rettilinea, compatibile con il colpo di sonno o malessere. L’auto ha iniziato la curva, ma poi non ha imboccato il ponte. Ha puntato verso il muretto in modo quasi deliberato ...»

« ma che cazzo dice? Ma come si permette? Deliberato? Vuol dire che secondo lei mio padre ci si è buttato apposta nel torrente? Questo vuole insinuare? Ma siete pazzi? Anzi no! Non siete pazzi!» Siete solo dei bastardi senza cuore!

Scoppiai a piangere senza ritegno. Non potevo assolutamente concepire l’idea che mio padre avesse volontariamente ucciso lui e mia madre. Non esisteva proprio una simile eventualità ...

« si calmi, comprendo il suo stato d’animo e per questo fingerò di non averla sentita trascendere ... purtroppo, ci sono abituato ...»

« certo, se trattate così la gente ...»

« non sono io a poter prendere certe decisioni. Ho dei vincoli, faccio solo da tramite ... »

« lasci stare ... mi chiarisca invece che cosa cambierebbe ...»

« intanto, la riapertura dell’inchiesta allungherebbe i tempi all’inverosimile ... poi, nel caso venisse accertata la volontarietà del gesto, la compagnia avrebbe diritto di rivalsa sul responsabile o sui suoi eredi. Una specie di paradosso ... la risarciremmo ma poi ci rivarremmo. E comunque, mi creda, la cifra che le offro per chiudere senza contenzioso è abbastanza vicina a quella che potrebbe ottenere anche in caso di vittoria in giudizio...»

Mi diede qualche giorno di tempo per valutare e riflettere. Poi ci rivedemmo.

« allora, signorina Gauss, ha valutato?»

« valutato? Se avessi fatto una vera valutazione ... mi sarei presentata armata. Mi state mettendo il coltello alla gola ... l’unica valutazione che ho potuto fare è che quei pochi soldi mi servono ... disperatamente.»

« mi creda, lei si sente rapinata, ma sta decidendo saggiamente ... se mi dà gli estremi del suo conto le farò avere il bonifico quanto prima ...»

« non ho ancora aperto un mio conto ... sto ancora sbrigando le pratiche con la banca per estinguere quello dei miei ... non può farmi un assegno?»

« mi spiace, purtroppo la compagnia non prevede questa possibilità. È per motivi contabili e fiscali ... capisce ... veda di accelerare le pratiche in banca, poi comunichi gli estremi e le faremo ...»

« anche questa! Anche questa stupida formalità per tenermi ancora in sospeso ... e va bene! E va bene, dottor Malgrati! Le farò avere il conto ... »

Stavo per alzarmi, poi notai sulla scrivania una foto. La classica foto da scrivania con moglie e figli sorridenti, vi puntai l’indice

« va bene, ha avuto la sua vittoria ... le auguro solo di trovarsi un giorno in una situazione come la mia ...»

Agitai minacciosamente l’indice verso la foto

« ... e di trovarsi di fronte uno stronzo spietato ... più stronzo e più spietato di lei ... se ne ricordi quando succederà ...»

Questa maledizione probabilmente mi inguaiò. Malgrati fece di tutto per ritardare il pagamento. Cavilli vari. Errori nell’emissione del mandato che fu più volte respinto. Il tempo passava ed i soldi non arrivavano.

Fui costretta ad una decisione di vita. Mia nonna aveva una casa a Taranto, nella città vecchia. Una vecchia casetta, una stanza e cucina al piano terra come tante ce ne sono in quella parte della città. Lasciai casa mia e vendetti i mobili superflui, noleggiai un furgone e venni qui.

Mi misi in giro per gli studi legali di Taranto e, dopo qualche giorno, finalmente venni accettata da questo studio. All’epoca era dell’avvocato Marino. Lo saprà senz’altro. Mi mancava un anno e mezzo e poi avrei potuto dare l’esame di abilitazione professionale.

Ma non fu un anno e mezzo facile ... la casa ce l’avevo, sì ... ma il resto. Passare le serate allo studio a studiare le cause perché altrimenti a casa avrei potuto studiare solo il volume del frigo vuoto ... fare la doccia fredda anche d’inverno perché lo scaldabagno consuma ... e poi ... ricordarsi ogni mattina di mandare a fanculo Epicuro e la sua classifica dei bisogni naturali e necessari ... mangiare e bere non sono i più necessari. Perché in Tribunale a discutere con giudici ed avvocati puoi anche andarci a stomaco vuoto, non se ne accorgono. Ma se ci vai vestita male o con le scarpe vecchie o senza passare dal parrucchiere, allora sì che se ne accorgono, eccome se se ne accorgono.

I soldi dell’assicurazione arrivarono quasi alla fine di quell’anno e mezzo ... e li adoperai quasi tutti per ristrutturare la casa.

Comunque passò. Superai l’esame e ottenni l’abilitazione.

L’avvocato Marino mi volle allora parlare. Ci trattenemmo in studio una sera dopo l’orario.

« carissima Katrina, congratulazioni. Ero certo che non avresti avuto problemi e so anche che hai fatto una bellissima figura ...»

« grazie avvocato ...»

« beh, ora siamo colleghi ... mi farebbe davvero piacere se mi chiamassi Renato ... e ci dessimo del tu...»

« va bene, Renato, grazie ...»

« e dimmi ora, hai intenzione di puntare ad uno studio tuo?»

« beh, alla fine l’ambizione è quella, ma non voglio correre. Non subito. In realtà stavo per chiederti se posso continuare come collaboratrice del tuo studio...»

« a me farebbe piacere, ho avuto modo di apprezzare il tuo lavoro, ma ...»

« ma ...? C’è qualche problema?»

« no, solo che avevo altre idee ...»

« in che senso, scusa?»

« la mia idea è di chiudere lo studio, di ritirarmi. Vedi, io non mi ci vedo come tanti miei colleghi ammuffiti che non si arrendono agli anni e continuano ad avvizzire nel loro lavoro ... come sai, sono vedovo da troppo tempo, ho sessantadue anni e ho messo da parte quel tanto che mi basta per ritirarmi e vivere dignitosamente. Dignitosamente in Italia, ma da nababbo in qualche paradiso sperduto nel mondo ...»

« e quindi? Lasci l’attività? ... così ... subito?»

« no, non subito. Fra tre anni. In questi tre anni ti propongo di essere socia con me nello studio. Al termine sarà tutto tuo. Sempre se ti va, beninteso...»

« se mi va? E me lo chiedi? Non stai scherzando, vero? Non mi prendi in giro? Io non ho risorse per acquisire ... per entrare in società ...»

« non ti ho chiesto soldi e non ti sto prendendo in giro ...»

Fece allora il gesto delle tre dita, il gesto del Papa benedicente ...

« ci sono solo tre condizioni che ti chiedo di rispettare ... la prima, come detto, è che per tre anni tu sia mia socia nello studio. Si chiamerà Marino e Gauss studio associato. Dovrai impegnarti in prima persona nel portarne avanti il lavoro. Condividere le decisioni e i rischi. Dovrai acquisire padronanza e dimostrarmi di saperlo gestire tu sola. La seconda ... la seconda è che in questi tre anni, oltre che mia socia, tu sia mia amante. A meno che tu non sia già ... impegnata ...» 

Rimasi impassibile, o almeno cercai di non dare a vedere la mia sorpresa. In quell’anno e mezzo il rapporto con Renato era sempre stato improntato al massimo rispetto. Mai, pur essendo, devo riconoscerlo, un piacente sessantenne, aveva fatto una seppur minima avance, mai una battuta fuori posto, o uno sguardo ambiguo. Ora invece con la massima naturalezza mi proponeva di diventare sua amante.

« non ... non sono impegnata ... ma ... »

« non preoccuparti. Te lo chiedo solo per questi tre anni. Poi, come ho già detto, me ne andrò da qualche parte e sarai libera di farti la tua vita. Sarai una donna, una bella donna, fattelo dire, professionalmente realizzata e libera da ogni vincolo. Per questo ti chiedo di essere la mia amante e non di sposarmi. Comunque, intendo amante ufficiale, alla luce del sole, non clandestina. Vivremo insieme, usciremo insieme, lavoreremo insieme ... sempre se l’idea ti piace ...»

« e... la terza ... condizione ...?»

« già, la terza condizione ... cosa potrà mai essere? Dopo quello che ti ho già detto? È un mio capriccio, uno sfizio ... se vorrai accontentarmi anche in questo ... ne avrò piacere ...»

Aprì un cassetto e ne estrasse il “fermacarte”. Non l’avevo mai visto dal vivo un oggetto simile, ma sapevo cos’era e come si usava ...

« mia cara, perdonami questa mania ... mi piacerebbe che tu indossi questo.»

« ora? ... qui?»

« si, mi piacerebbe vedertelo infilare adesso. Ma mi piacerebbe tu lo portassi sempre. O, almeno, quanto più spesso puoi. Quando siamo insieme soprattutto...»

Non dissi nulla. Non ritenni ci fosse altro da aggiungere. Dovevo solo decidere. Sì o no, accettare o rifiutare. Le implicazioni e motivazioni dovevo tenermele per me. Era inutile dirgli che mi sentivo una prostituta perché, alla fine, mi stavo vendendo, anche se per un corrispettivo importante. Oppure che stavo cogliendo una occasione unica, l’occasione della vita. In cambio di ... in cambio di tre anni come amante, di un uomo piacevole per giunta, e di una piccola sottomissione ad una sua mania. Una cosa che in fin dei conti sarebbe comunque rimasta segreta.

Rimanemmo qualche minuto in silenzio, poi, quando stava per parlare, mi alzai ed iniziai a spogliarmi. Rimasi completamente nuda davanti a lui e presi il fermacarte dal tavolo.

« faccio da sola o ti dà maggior piacere infilarmelo?»

« se me lo concedi, sarà un vero piacere ...»

Prese un flaconcino di gel e lubrificò per bene lo strumento, poi mi fece chinare in avanti con le mani sulle ginocchia. Spinse e ruotò con delicatezza e in breve mi infilò quell’affare nel culo.

Devo dire che vedendolo così grosso avevo inizialmente temuto di sentire dolore. Come nei rapporti anali di cui qualche esperienza avevo già avuto. Invece, vuoi per la forma e la levigatezza, vuoi per la lubrificazione, me lo sentii entrare senza sforzo, quasi con piacere.

Rimasi chinata per farglielo ammirare.

« questo significa che accetti anche le altre condizioni...»

« ovviamente ...»

« questo suggello è quindi l’ufficializzazione del nostro accordo ...»

« esattamente. Da questo preciso momento sono la tua amante ... puoi anche approfittarne subito.»

« con calma. La consapevolezza di poter rinviare il piacere per goderne quando si vuole, è un piacere ancora maggiore ... rivestiti. Andiamo a cena per festeggiare la nuova socia dello studio. »

Così divenni amante e socia di Renato Marino.

In quei tre anni gli ho dato tanto. Sono stata un’amante fedele e sottomessa. È vero che mi ha regalato uno studio ben avviato, ma, senza falsa modestia, penso di essermelo guadagnato.

Dopo l’accordo venne man mano a chiedermi qualcosa di più. A volte se ne usciva con frasi tipo

« vedi, cara, questo non fa parte del patto. Non devi sentirti obbligata … è solo un mio piccolo desiderio.»

Desiderio che di volta in volta poteva essere una piccante ma innocua richiesta … tipo … una a caso: sfilarmi le mutandine stando seduta al ristorante e metterle in bella vista sul tavolo … oppure indossare camicette trasparenti in occasioni eleganti …

Poi le richieste “stravaganti” divennero sempre più forti. Finché una sera… aveva invitato ad un drink il solito gruppo di amici con cui ci frequentavamo, qualche single (uomini e donne) e qualche coppia …

« cari amici, devo chiedervi una cortesia, chi di voi può aiutarmi? Ho prenotato una settimana di vacanza insieme a Katrina in un resort. Purtroppo non posso andarci.»

Non era vero niente … o per lo meno non ne sapevo niente io …

« se c’è qualcuno disponibile, mi farebbe piacere cedergli questa settimana di vacanza con Katrina, ci tengo che lei la faccia, e che la trascorra in buona compagnia… »

Restammo tutti in silenzio, poi qualcuno timidamente si fece avanti.

« ma … ma lei … è d’accordo …?»

« certo, vero cara?»

Risposi di sì. Sorrisi e dissi che avrei volentieri fatto quella vacanza in compagnia di un amico.

Quasi tutti i single si dichiararono allora disponibili. A questo punto Renato ebbe un’idea. Disse che ero in vendita al miglior offerente.

« scrivete la vostra offerta su un foglietto. Ovviamente non prenderò i soldi, l’offerta andrà in beneficienza …»

Lette le offerte fece una piccola smorfia.

« amici … la state offendendo … mi aspettavo qualcosa di più … forse non avete idea di cosa vi sto offrendo»

Mi fece spogliare completamente davanti a tutti perché potessero valutare bene ciò che stavano per comprare, e fece rilanciare le offerte.

Fu la prima volta che mi cedette ad altri uomini. La cosa divenne poi abituale. Non solo con gli amici ma anche con estranei cui aveva fatto arrivare la notizia tramite passa parola.

Mi spiegò che il denaro che “guadagnavo” finiva ad una associazione che si occupava di aiutare le prostitute sfruttate, soprattutto le immigrate in mano a gente senza scrupoli. In pratica mi indusse a prostituirmi per aiutare le mie “colleghe” meno fortunate.

 

« incredibile … non avrei mai immaginato … ma adesso, è libera …»

« adesso, da un paio d’anni, lui si è trasferito nei caraibi … sono libera, come lo ero prima … le ricordo che è stata una sua richiesta alla quale ho deciso di sottostare … non ero obbligata. Ma l’ho voluto fare, inizialmente come piccolo sacrificio per accontentarlo, poi, sapendo dove finivano quei soldi, con più convinzione. Adesso non ho smesso, anzi … continuo a procacciare denaro per l’associazione, non solo vendendomi, anche in altri modi … ho convinto una cliente, una escort in un giro di alto livello, a devolvere una piccola percentuale dei suoi compensi e lei ha poi esteso la cosa ad altre …»

« però ha detto di essere stata un’amante fedele … ma, insomma … ora mi dice di aver avuto altri uomini…»

« non l’ho mai tradito. Ho spinto la mia fedeltà fino a concedermi ad altri su sua richiesta … cosa si può chiedere di più ad un’amante? Non ho mai scopato con altri uomini di mia iniziativa … solo una volta … ma è stato per necessità e l’avevo comunque informato …»

« necessità? In che senso …? Per l’attività “investigativa”? aveva già cominciato a raccogliere informazioni in quel modo?»

« No, all’epoca io e Renato ci servivamo di un’agenzia. Quella volta fu necessario per una mia idea, faceva parte di un piano che stavo maturando … le ho raccontato di Malgrati, quello dell’assicurazione, della maledizione che gli urlai … dovevo vendicarmi. Era diventata un’ossessione …»

« e si è … vendicata? … ma come …?»

« sono andata a letto con lui … ah ah ah … ma non tragga false conclusioni. Mi ascolti, le racconto tutto.»


La vendetta

Vendicarmi di Malgrati, del male che mi aveva fatto, di come lo aveva fatto … era diventata un’ossessione. Raccolsi su di lui quante più informazioni possibili … aspettai le circostanze favorevoli ed elaborai un piano che misi poi in atto.

Avevo preso già un po’ di informazioni su di lui.

Malgrati era stato trasferito ad un ispettorato più importante. A Verona. Ci si era trasferito con la famiglia. Solo che era estate e moglie e figli li aveva mandati in villeggiatura in Trentino. Lui restava a Verona dal lunedì al venerdì, raggiungendoli poi nel fine settimana.

Ma la cosa più importante che avevo saputo riguardava il fatto che Malgrati, così educato e timido, era incline alla scappatella. In più di un’occasione aveva approfittato del fatto di vivere solo con la famiglia lontana.

Mi procurai il numero di telefono della moglie e le inviai un primo SMS: <Ciao cara, sai che stanno replicando un vecchio film degli anni settanta? Si chiama: La moglie in vacanza e l’amante in città. Tieniti pronta e ti farò sapere quando e dove. Una persona a cui stai a cuore>.

Mi recai quindi a Verona e lo attesi all’uscita del lavoro, fingendo d’incontrarlo casualmente.

« dottor Malgrati … buonasera …»

« buonasera»

Rispose stringendo la mano che gli tendevo, ma con fare dubbioso, incerto su chi fossi …

« non mi riconosce? Non ricorda …?»

« a dire il vero mi sembra di conoscerla, ma, mi perdoni … in questo momento non riesco ad associare …»

« Gauss, Katrina Gauss … ricorda ora? A Bolzano …»

« ah, sì … ora ricordo … una triste circostanza …»

« già … acqua passata comunque …»

« mi fa piacere rivederla e che abbia superato bene … almeno spero …»

« dottor Malgrati, ha qualche minuto?»

« sì … cioè … in effetti … ma perché?»

« nulla, è solo che sento la necessità di dovermi scusare con lei e non mi va di farlo qui … in piedi … possiamo sederci ad un bar? Non le ruberò troppo tempo … anche perché sono in partenza, come vede, e vorrei approfittare di questa occasione più unica che rara …»

Mi ero infatti presentata con un trolley da viaggio

« va bene, tanto sono solo a casa, purtroppo … venga, lì di fronte c’è un bar tranquillo e, volendo si mangia anche discretamente …»

« oh, non credo di poter restare per cena … gliel’ho detto, solo pochi minuti, poi ho il bus per l’aeroporto.»

« come vuole …»

Ci sedemmo e ordinammo due aperitivi

« mi scusi se ho insistito, dottor Malgrati, ma avendola vista ho sentito che le dovevo parlare … vede, quando … l’ultima volta che ci siamo visti … sono stata molto offensiva nei suoi confronti …»

« oh, lasci stare … purtroppo ci sono abituato. La mia attività non mi fa fare amicizie … se vuol sapere la verità, ho sentito anche di peggio … minacce molto esplicite … non so se mi spiego … e lei dopo tanto tempo ancora si sente in dovere …»

« beh, non dico che non ci ho dormito la notte … sarebbe un’esagerazione. Però di tanto in tanto, il ricordo di quell’incontro mi è tornato amaramente a galla …»

« la capisco … è un gesto davvero apprezzabile da parte sua …»

Continuammo su questa falsariga per un po’. Poi mi feci più audace, mi scosciai un paio di volte facendoglielo notare apertamente … mi sbottonai la camicetta con la scusa del caldo … feci un po’ di smorfie e battutine …

Finché ad un certo punto lui ci provò …

« ma davvero non le va di cenare qualcosa? Non faremo tardi, glielo assicuro, qui sono veloci … e poi posso accompagnarla io in aeroporto.»

« davvero non è un disturbo, dottor Malgrati?»

« ma certo! Ma che disturbo … gliel’ho detto, sono solo e mangiare qualcosa in compagnia mi fa davvero piacere … e poi, per favore … basta con questo dottore … mi chiamo Silvano …»

« eh … va bene, Silvano … che dire? Se ti fa piacere … ne approfitto volentieri …»

Cenammo insieme e continuai ad essere sempre più sfacciata e provocante.

Poi quando ritenni fosse il momento giusto, finsi di aver ricevuto un SMS.

« oh no! Cazzo … mica si può fare così …»

« che succede? Brutte notizie?»

« brutte? Di merda! Mi hanno appena comunicato la cancellazione del volo. Mi dicono che, se non ho altra sistemazione e necessito di un posto in albergo, devo recarmi presso il loro banco in aeroporto a ritirare un voucher …»

« oh, cavolo …»

« come cacchio posso fare? Neanche un numero di telefono mi hanno dato. Mi toccherà andare e poi tornare in città … che palle …»

« beh … se vuoi … non equivocare … se ti va, capisco che sembra quasi un tentativo di … insomma, se vuoi puoi stare da me per stanotte. Sono solo a casa e c’è spazio … non fraintendere … ci sono camere libere…»

« no, capisco che sei sincero, ma davvero è troppo disturbo da parte tua …»

« ma che disturbo … te l’ho detto … lo faccio con piacere …»

Finsi di resistere flebilmente e poi alla fine cedetti.

A casa ovviamente lo guidai fingendo di lasciargli l’iniziativa, di essere lui a conquistarmi … dal whisky alle risate … dalle risate alle carezze, sempre più spinte … quando capii che era il momento caldo, con la scusa di avvisare un amico del mio mancato rientro, inviai l’SMS finale: <Ciao cara, corri subito a casa se vuoi beccarlo con la puttana nel tuo letto. Una persona a cui stai sempre più a cuore.>

Un paio d’ore dopo, la moglie ci sorprese in piena scopata … ebbi la sensazione che fosse lì ad osservarci da qualche minuto; secondo me era entrata silenziosamente e silenziosamente ci aveva guardati. Aveva atteso il momento clou. Aveva avuto la forza di aspettare che lui mi godesse in faccia per poi esplodere. Si preparò col cellulare a filmare e accese la luce.

« ma bravo! MA BRAVO! È così che passi le serate da solo a casa? A sollazzarti con una puttanella … per questo mi hai spedita in vacanza … altro che divertimento … »

« ma no … cara … scusami … ma vedi … è successo per caso … è la prima volta che … purtroppo …»

« purtroppo un corno! Purtroppo per te ti sei fatto beccare! Purtroppo per te qualcuno lo sapeva e mi ha avvisata … e quindi non è la prima volta … e tu, puttana! Esci subito dal mio letto! »

Mi alzai, cercando di raccattare i miei vestiti, o almeno quel poco che era in camera, il resto era sparso per la casa … farfugliai qualche scusa

« veramente mi aveva detto di essere separato … io non sapevo … se avessi saputo … »

« ah! Le hai detto di essere separato!»

« no, io? No … ho solo detto che ero solo in casa … »

« non preoccuparti. Senza saperlo hai detto la verità. Da domani sarai veramente separato!»

Me ne andai silenziosamente, lasciandoli a litigare.

Fu lei a rintracciarmi dopo qualche settimana per chiedermi di testimoniare nella causa di separazione. Le dissi che lo avrei fatto volentieri, sentendomi anche io ingannata dal marito. Non ce ne fu bisogno; Malgrati, capendo di essere stato incastrato, le concesse una consensuale in cui si assunse tutta la colpa.


La richiesta

« ah … però! È andata pesante con la vendetta …»

« beh … ho pensato anche a quanta gente aveva fatto piangere … e al fatto che lui effettivamente aveva già tradito più volte la moglie»

« una specie di giustiziera sociale?»

« mettiamola così, se vuole … ma non mi sento il ruolo da eroina vendicatrice. L’ho ritenuto giusto e l’ho fatto … so che poi lui ha chiesto di essere adibito ad altro incarico. Non ha voluto continuare a trattare le liquidazioni …»

« lezione capita?»

« o forse paura di altre vendette … chissà … torniamo a noi. Abbiamo divagato abbastanza.»

Lui sospirò …

« già, quindi mi conferma che può chiudere a quella cifra e con le mie richieste?»

« sì, ma deve accettare anche lei una mia richiesta, l’unica e ultima.»

« di che si tratta?»

« di questo!»

E gli mostrò di nuovo il fermacarte …

L’ingegnere deglutì …

« che significa?»

« significa che quello che feci io anni fa ora lo chiedo a lei …»

« ma io sono un uomo … mica … posso …»

« certo che può, per l’uso di questo giocattolo siamo uguali, uomini e donne. Deve solo volerlo …»

« ma perché … io non capisco il motivo di questa umiliazione …»

« non la prenda come un’umiliazione, non lo è. Non le sto mica chiedendo di farlo in pubblico … e le assicuro che rimarrà una cosa assolutamente riservata … è una prova. Deve dimostrarmi di essere un uomo che, pur di non mandare in malora anni di lavoro, pur di non mettere famiglie di operai per la strada, pur di onorare i suoi impegni con i creditori, è disposto ad un gesto di sofferenza. Un piccolo gesto che le chiedo.»

« è un ricatto, uno squallido ricatto …»

« non dica così … io mi sono fatta di lei un’idea ben precisa, un’idea che mi piace. Mi dimostri che non mi sbaglio, mi dimostri che è capace di farlo.»

« io … io dovrei ficcarglielo a lei quel coso nel culo!»

« ce l’ho già, cosa crede? Da quando me lo chiese Renato l’ho sempre indossato con piacere … guardi!»

Si alzò dalla sedia, la gonna già sollevata, e gli voltò le spalle chinandosi in avanti a mostrargli il grosso rubino che le tappava il buco del culo.

« mi creda, non è poi così male … lo ritenga un patto tra noi. Un gesto per suggellare il nostro accordo.»

L’ingegnere si mise le mani sulla faccia e rimase così per un po’. Poi si alzò ed accennò a slacciarsi la cintura.

« eh, no … ingegnere … mi fa piacere che abbia accettato, ma facciamolo con classe … gli uomini vestiti e coi calzoni abbassati mi deprimono. Per non parlare di quelli che, anche nudi, rimangono coi calzini. No … il nudo maschile è arte. Ricordi che nell’arte classica le statue nude sono quasi tutte maschili … si tolga prima calze e scarpe. Poi scopra il petto e solo alla fine si tolga il resto ... Sei comunque un bell’uomo e voglio godere del piacere di vederti spogliare come si deve.»

All’ingegnere non sfuggì l’improvviso passaggio alla seconda persona. Forse fu questo, forse fu la rassegnazione … eseguì come lei aveva richiesto, lo spogliarello. Quando ebbe finito, rimase in piedi davanti alla scrivania.

« sono pronto …»

« vuoi fare da solo o …»

« faccia come le fa più piacere … ormai …»

« va bene, Massimo, faccio io … e … io mi chiamo Katrina …»

Katrina lubrificò accuratamente il giocattolo con il gel, poi girò intorno alla scrivania e con la mano libera accarezzò Massimo sul petto e sulle spalle.

« sei davvero un bell’uomo. Sei proprio in forma … evidentemente hai cura del tuo fisico…»

« abbastanza … per quanto posso …»

« adesso, fammi vedere come sei bravo e docile … chinati e … rilassati.»

Massimo si chinò e Katrina, dopo avergli spalmato un po’ di gel sul buco del culo, vi spinse delicatamente dentro il fermacarte.

« fatto! … visto che non è così drammatico?»

« non mi piace … se devo dirtelo francamente … ok, lo sopporto… ma non mi piace …»

« ah ah ah … certo, ti ho chiesto un piccolo sacrificio, non una cosa piacevole … comunque tienilo per un po’ … ti ci abituerai … se non ti dà troppo fastidio prova a sederti …»

Massimo si sedette con cautela e, resosi conto che il fastidio era sopportabile, ci rimase.

Katrina scrisse per un po’ qualcosa al computer. Poi stampò dei fogli e glieli porse. Massimo li lesse con attenzione. Ad un certo punto si accigliò …

« … due ville? Io ne avevo chiesta solo una …»

« beh, ho pensato che una potresti fittarla … un’entrata extra ti farebbe comodo … e poi … non ci crederai, ma io vivo ancora nell’appartamentino di mia nonna … oh certo, l’ho ristrutturato e reso confortevole … ma forse è giunta l’ora di trasferirmi in una casa più grande …»

« fammi capire, tu mi fai ottenere una villa in più dai tedeschi perché io possa fittartela … mi sembra contorto … e perché? Non potevi fartela dare direttamente da loro?»

« ho visto il posto e ho capito la zona che ti eri riservato. Mi è piaciuta subito, è la più isolata e panoramica … mi sembra più giusto che ottenga tu la villa come indennizzo. Poi, se ti va … se ti fa piacere avermi come vicina di casa … potrai fittarmela … ovviamente a prezzo di favore …»

Risero entrambi di gusto …

« Katrina, sei … sei imprevedibile … una fonte di sorprese … ok, affare fatto. Trattamento di riguardo assicurato. Guarda … fai

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