Sei giunta: hai fatto bene: io ti bramavo. All'animo mio, che brucia di passione, hai dato refrigerio.
Saffo

Persa tra i suoi pensieri, camminava spedita lungo il marciapiede privato che portava al suo numero civico; il vento le accarezzava i lobi e le gonfiava un po’ i capelli, solleticandole la nuca e dandole brividi pungenti di freddo. Era lieta, sentiva le precarietà del quotidiano stemperarsi nella bella stagione; gioiva poi, al pensiero della maturità raggiunta nel rapporto con Riccardo, il suo uomo. S’erano intesi, appieno finalmente.
Giunta davanti al portone vide la sua vicina di casa che s’appressava sovraccarica. “Due fardelli d’acqua, Angela? Danne uno a me, ti aiuto.” – “Ciao Rosaria, Grazie. Mi faresti un gran favore: sono stanchissima”.
Sullo specchio dell’ascensore, fianco a fianco le due trentenni. La femminilità suadente di Rosaria: gli occhi fuggevoli e irrequieti, il trucco fine sui lineamenti gentili, i riccioli ben acconci e lunghi s’una silhouette aggraziata, snella, che si sagomava in basso, dove l’abito attillato, sotto il blazer leggero, sapientemente rivelava le curve, belle; ben contrastavano con la mascolinità repentina dell’altra, nei capelli a spazzola, nei lineamenti precisi e angolosi, nella trascuratezza casual della maglietta, della giubba e dei jeans. Non era brutta però quest’ultima, aveva anzi, nei lineamenti e nei modi, una grazia ambigua e calda che la rendeva terribilmente seducente agli occhi di Rosaria. Lo sguardo di Angela si fissava, crudo e penetrante, sul riflesso dell’altra, quasi a volerla spogliare.
Rosaria era lì lì per posare il faldone di bottiglie sul pianerottolo, Angela glielo tolse prontamente di mano, invitandola ad entrare.

“Accomodati Rosaria, prendi qualcosa da bere, ti va? Sono sola, mia madre è in ospedale; nulla di grave, via l’appendice” – “Ok, tanto anch’io son sola a casa” – “Ah, Riccardo non c’è? ” – “No, va a giocare a carambola, il giovedì”.
Angela alzò la serranda e aprì la finestra, dal balcone il vento soffiava fresco, e la montagna, tra due grigi palazzoni, faceva capolino con la corona rossastra del castello Utveggio. Le giornate si facevano brevi. La luce del pomeriggio via via s’attenuava, sensuale sul cielo velato da una trama opalescente di nembi isolati e cirri sfilacciati. In Sicilia, quando la terra spossata dal sole si ritempra nel novembre, gli animi più giovani e fini sentono ovunque la stagione d’amore.
Si misero al tavolo, Averna ghiacciato. Angela lo buttò giù in un sorso. “Stanca, stanca, stanca: stare appresso alle anziane della casa di riposo stanca. Ma sono adorabili poi, e ti danno tante belle soddisfazioni, se fai il lavoro con passione! Tu? La ricerca?” – “Continua! J’adore la recherche. Ho scritto nuovi articoli su Sthendal in Italia. L’assegno finisce a breve, questo mi turba; la passione, però, non mi lascia mai, si rinnova di continuo”. Finì di sorseggiare l’amaro e riaprì leggermente la bocca: la lingua s’indugiava sulle gengive a suggere l’ultimo sapore. – “Sei deliziosa, Rosaria, quando fai così sei tutta passione”. –“Oggi la parola passione ci piace”. –“Ciò che appassiona, sempre piace” – “Si, è così”.
Angela si avvicinò a Rosaria e le baciò la fronte; l’abbracciò poi, sussurrando: “A me manca una passione che mi piace”. Rosaria sentì i seni sui seni, si eccitò e scansò appena l’altra che le si avvinghiò con voluttà. “Angela, che fai? Io sto con un uomo”. – “Ti dispiaccio?”. – “No, Angela, non mi dispiaci” – “Voglio goderti, Rosaria!”.
L’acqua calda riempiva la vasca, e il vapore avvolgeva il gioco delle due donne. Rosaria si lasciò trasportare da quel piacevole imprevisto. Aveva intuito già da tempo il desiderio della vicina, ma non si era mai curata di assecondarlo. Tutto andò avanti con una scioltezza improvvisa che la inebriava. Si lasciò carezzare, spogliare, senza opporsi minimamente, conquisa in un attimo. Angela le baciò dolcemente la bocca e poi discese con baci e morsetti accennati sui piccoli seni, sul ventre, sul pube, sulle gambe lunghe e polite. “Spogliati anche tu” sussurrò Rosaria, voluttuosa. Le piacque il generoso seno di Angela e vi affondò il viso.
S’immersero insieme nella vasca colma di una schiuma che profumava d’amarena e cioccolato. L’eccitazione rese più audaci e meno carezzevoli le mani e la bocca di Angela; le pressioni, il gioco di dita, i morsi, i baci portarono Rosaria in un vortice rapido che dal plateau la consegnò all’orgasmo. Angela non volle venire: godé il suo piacere nel diletto dell’altra, nell’accompagnarla ancora all’acme erotica.
Era ormai tardi, a Rosaria dispiacque dover andar via, ma aveva altre cose per la testa. Tra poco sarebbe tornato il suo uomo; voleva trascorrere del tempo con lui, discorrere di quell’avventura erotica, fargli leggere l’articolo su Armance e quello su Sthendal e l’Italia.
“Vai via, così, Rosaria? Che fretta, che ansietà! Cosa hai? Sei turbata… mi spiace, hai tradito Riccardo” Rosaria la guardò incredula, rise di cuore. “No, no, Angela, Riccardo sarà il primo a sapere di questa storia, non l’ho per niente tradito, non abbiamo più di questi paletti”. In un istante Angela si fece rossa; turbata, si sentì indispettita e sgomenta. “Glielo racconterai? Ma che dici! Ed io come faccio a guardarlo in faccia ogni giorno? Sono la tua vicina di casa. No, non dirglielo, ti prego.” – “D’accordo, Angela, come vuoi, non glielo dirò, scordati, però, quello che è successo. E’ una cosa che non accadrà più”. Prese le sue cose, si sentì delusa e provò disgusto per Angela. “Ciao, allora.” Chiuse la porta di casa della vicina ed entrò in casa sua. Le ritornò subito il sorriso, ma era un sorriso un po’ amaro. Pensò con gioia a Riccardo e a Stendhal e con orgoglio snobbò la disonesta gente del mondo. Una finestra era aperta: folate di vento avevano sparpagliato alcuni fogli per casa. S’affacciò. Grecale agitava le chiome dei platani, dei pini e dell’araucaria. L’orizzonte tirrenico rosseggiava spegnendosi. Le onde frante spumavano sopra la diga foranea della marina di Villa Igiea. Sentì l’epidermico brivido che amava, sorrise ancora e disse a se stessa: “Novembre è il mese più bello dell’anno!”


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