A novembre Manlio prese una brutta influenza, che lo costrinse a rimanere in casa per un'intera settimana. Così quando finivo in ufficio andavo da lui per fargli il rendiconto l'intera giornata, e ricevere le istruzioni per quella successiva. Per maggior comodità mi aveva dato un paio di chiavi della villa, così potevo entrare e uscire senza doverlo disturbare, ma soprattutto per non infastidire la sorella Teresa, che a volte credevo fosse quasi un essere mitologico, visto che tutti ne parlavano malissimo, ma che nessuno aveva mai visto.
Una sera stavo uscendo dalla villa quando sentii una voce femminile.
“Jana sei tu ?”
Mi ricordai della ragazza che Manlio mi aveva 'regalata' per una sera, e fui incuriosita dal sapere chi la cercava.
“No sono Monica, lei è Teresa, la sorella di Manlio vero ?”
“Si, quindi tu sei la praticante di mio fratello, quella che cerca di non fare casino quando viene a scopare !” mi rispose non riuscendo a far trapelare un po' di rabbia dalla sua voce “Però ti prego entra, sono curiosa di conoscerti e la mia amica non verrà più.”
Anche se avevo una gran voglia di mandarla a quel paese per come si era rivolta, la curiosità di conoscerla era notevolmente maggiore, così girai i tacchi ed entrai nella sua parte di villa.
La prima cosa che mi colpì fu il gran caldo che c'era fin dall'ingresso, poi le luci tutte piuttosto basse quasi volesse nascondersi da tutti.
Quando la vidi rimasi sbalordita, una splendida cinquantenne coperta solo da un bustino e uno slip in raso violetto e pizzo nero. Le sue forme erano generose pur non essendo affatto grassa, facendola sembrare una matrona romana in tempi moderni.
“Sai aspettavo un’amica per poi uscire con lei...” mi disse cercando d'iniziare una discussione che bloccai sul nascere.
Nacque infatti in me l’incontrollabile desiderio di possederla, come in fondo avevo fatto proprio con Jana, senza però il ‘controllo’ da parte di Manlio.
“So chi è Jana e quindi non raccontarmi frottole.” le risposi mentre mi toglievo il cappotto che poggiai su una sedia “Se vuoi ci sono io, ma dimentica di comandare perchè a me piace condurre il gioco e non ammetto repliche.”
Teresa rimase impietrita davanti a me, completamente spiazzata dalle mie parole, così spinta da non so quale forza, la spinsi contro un muro per poi bloccarle il collo con una mano e darle un lungo bacio. Lei all'inizio continuò a rimanere immobile, poi lentamente la sua lingua iniziò a cercare la mia, facendo sì che il ghiaccio che c'era fra noi si sciogliesse del tutto.
“Dov'è la tua camera ?” le chiesi staccandomi per un attimo da lei.
Teresa mi condusse nella sua camera dove riprendemmo a baciarci senza più alcuna remora, e lasciai che mi togliesse la camicetta e la gonna. La feci girare per slegarle il corpetto, per poi palparle le tette, che erano di almeno due taglie più grandi delle mie.
“Ora fammi godere.” le dissi togliendomi il reggiseno e sdraiandomi al centro del letto.
Lei fu subito sopra di me, ma i suoi baci non si fermarono alla mia bocca, ma scesero per tutto il corpo, sino a fermarsi appena sopra l'elastico delle mutandine. Lì le sue labbra indugiarono a lungo, come se lei non sapesse sino a che punto potesse spingersi, ma poi la sentii sfilarmi l’ultimo indumento che ancora indossavo, per iniziare a passare la lingua lungo le piccole labbra, mentre un dito faceva capolino dentro la fica.
Teresa mi portò quasi alla soglia dell’orgasmo, ma non le diedi modo d’andare oltre perché non volevo certo fermarmi ad una sveltina, con una donna che m’eccitava oltre ogni ragione. Così la feci sdraiare per poi mettermi sopra di lei, e poter così ricambiare il piacere che mi stava donando, iniziai a leccarle anch’io la passera scendendo anche sino al buchetto. Il nostro sessantanove divenne quasi una guerra, dove però io avevo un netto vantaggio potendo accedere ad entrambe le sue porte del piacere, mentre le tenevo quasi schiacciata la bocca contro la mia micina. Per farle perdere ogni residuo freno inibitore non esitai a penetrare fica e culo con le mie dita, portandola ben presto all’orgasmo, per poi abbondarmi alle sue labbra ed avere anch’io il mio piacere supremo.
Non volevo però fermarmi li, senza scoprire qualche lato oscuro di Teresa, così le chiesi dove teneva i suoi toys.
“Toys che ?” mi rispose forse fingendo di non aver capito la mia domanda.
“Non mi dire che non hai neanche un cazzo finto perché non ci credo. Quindi dimmi dove prenderne uno altrimenti m’incazzo.”
Lei m’indico il comò e aprendo il primo cassetto vidi una ‘piccola collezione’, da far quasi invidia a quella che aveva il fratello.
Presi un piccolo plug e un tipo di strap-on che avevo visto in un sexy-shop on-line, la cui principale caratteristica era quella d’avere una parte che s’infilava nella fica della donna, che così poteva provare piacere nell’usarlo.
“Non puoi usare un plug e il feeldoe allo stesso tempo.” mi chiese non troppo convinta.
“Questo lo dici tu, ora apri le gambe che ci divertiamo.” le risposi passandole il plug e poggiando lo strap-on sul letto “Intanto lecca questo perché voglio vederti godere, e non certo farti male.”
La preparai leccandole a lungo l’ano prima di penetrarlo con un dito, seguito ben presto da un altro. Quando mi feci ridare il plug non glielo infilai con un solo affondo, ma giocai col cuneo tanto che questi quasi scivolò da solo dentro il culo. Poi senza alcuna fretta, iniziai a sditalinarla con sempre più dita, sino ad usarne quattro, senza che lei emettesse un solo gemito di dolore.
“Sei proprio la porca che m’aspettavo.” le dissi alzandomi in piedi e infilandomi la parte meno grande del feeldoe nella fica “Adesso succhiami il cazzo prima che ti scopi come meriti.”
Teresa s’inginocchiò davanti a me, dando subito dimostrazione di avere una notevole dimestichezza col cazzo, anche se in quel caso era finto, prendendolo tutto in bocca senza alcun problema.
“Ma guarda quanto sei brava a far pompini ! Scommetto che per te andare con una donna è come farlo come un uomo, perchè l’unica cosa che t’importa è godere. Ora mettiti a pecora così ti scopo come merita una vacca del tuo calibro.”
La donna ubbidì come cagnolino al quale ordinai di sedersi, così m’inginocchiai dietro di lei e potei gustarmi lo spettacolo del suo sedere. Perchè visto da dietro il fondoschiena di Teresa era davvero di una bellezza unica, vista anche la sua non più verde età, maestoso ma non grosso, era quasi un invito ad usarlo per gli scopi più perversi.
Nonostante ciò indirizzai la punta del fallo verso la fica, che penetrai con estrema facilità tanto era aperta e bagnata, facendo quasi sobbalzare Teresa col mio impeto.
“Voglio che tu mi preghi d’incularti.” le dissi dandole due piccole manate sulle chiappe.
“Monica ti prego inculami.” mi rispose poco convinta.
“Fallo bene o t’infilo quattro cazzi belli grossi nella fica.” ribattei con tono deciso.
“Monica ti prego mettimelo nel culo e fammi godere come la cagna che sono.” mi rispose allargandosi allo stesso tempo le chiappe “Rompimelo come meglio credi e fai di me la troia che vuoi che sia.”
“T’accontento subito.” le dissi sostituendo il plug col fallo senza darle quasi il tempo di fare un solo respiro.
La scopai quasi con violenza, ma del resto era lei a chiedermi anche senza dire una sola parola, che voleva esser trattata così, né più né meno di una puttana da strada, che si vende per pochi soldi. Il poco dolore che le feci provare era in realtà solo un piccolo additivo al gran piacere che le stavo donando. Teresa non ebbe alcun pudore nel toccarsi il sesso, infilandosi non so quante dita dentro, mentre io l’inculavo tenendola per i fianchi. Anche dopo che ebbe il suo nuovo orgasmo non smisi di fotterla anche se per poco, senza però darle poi anche un solo secondo per riprendersi.
“Lecca.” le ordinai togliendomi lo strap-on e mettendomi carponi vicino a lei.
Teresa seppur con qualche indecisione, si accucciò dietro di me per potermi leccare fica e culo, sfiorandomi anche la passera con le dita, ma senza avere mai il coraggio di penetrarmi. Poi facendosi forza, casomai ce ne fosse stato bisogno, m’allargò il buchetto con due dita per poterci quasi entrare la lingua, facendomi gemere dal piacere.
“Ora scopami, ma guai a te se mi fai male.”
Le mie parole erano più che un’indicazione sul da farsi, un ricordarle chi stava comandando, perché non volevo in alcun modo cedere la conduzione del gioco.”
La donna indossò il feeldoe, ma a differenza di quanto avevo fatto io, mi prese con estrema dolcezza, che a tratti mi sembrò quasi eccessiva. Il lento scorrere del fallo dentro di me, era però così piacevole che non ebbi alcuna voglia di farle cambiare ritmo, abbandonandomi completamente a lei e alle sue cure.
Godevo moltissimo, ma mi mancava sempre quel di più per arrivare all’orgasmo, così la feci sdraiare per mettermi sopra di lei, ed essere io a dettare il ritmo. Nonostante la mia gran voglia non riuscivo però a cavalcarla come volevo, stretta anche fra le sue braccia che correvano lungo la mia schiena sino alle chiappe, dove si fermavano a volte a lungo per passare nel loro incavo, e farmi eccitar così ancor di più. Così quando sentii arrivare l’apice del piacere, mi buttai sulle sue labbra in un bacio quasi senza fine, sino ad arrivare all’orgasmo, per poi avere nuovamente l’irrefrenabile desiderio di sentirla ancora mia.
Questa volte però fui dolce almeno quanto lo era stata lei con me, le sfilai lo strap-on per metterlo io, anche se prima di scoparla volli riassaporare il dolce gusto della sua passera, che leccai con estremo piacere. Poi con calma la penetrai con quello strano fallo per poterla fottere come forse voleva anche lei, non da puttana, ma da donna desiderosa di provare il massimo del piacere.
Così la cavalcai a lungo, fermandomi un po’ non appena s’avvicinava troppo all’orgasmo, che rimandai più volte, per vederlo poi esplodere quando affondai i colpi senza più alcun blocco.
Rimanemmo diversi minuti sul letto, sdraiate uno vicina all’altra, senza dire una sola parola.
Poi vista anche l’ora tarda, mi rivestii quasi di fretta, per lasciarla ancora esausta sul letto.
“Quando vuoi chiamami.” lasciandole un mio biglietto da visita.
Lei fece un cenno d'assenso con la testa, mentre io già sapevo che l’avrei sentita molto presto.


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