Per essere sicure che Matteo le guardasse mentre Sabrina lo umiliava, le massaggiatrici gli misero una scarpa sulla testa, ordinandogli di non farla cadere, pena un numero indefinito di sculacciate da parte di Iku. In questo modo, furono sicure che il ragazzo tenesse sempre il mento alto. Con la punta della scarpa di Otsune che lo solleticava in mezzo alle gambe, quell'impresa non sarebbe stata facile comunque, quindi Matteo si preparò a essere sculacciato almeno una volta. Sabrina, dal canto suo, era in estasi. Avere un suo amico immobilizzato, con un cartello denigrante al collo e costretto a ascoltarla mentre lo umiliava davanti a una ventina di altre ragazze era una specie di sogno che si realizzava, senza che lei l'avesse mai sognato. "Allora..." cominciò "Da dove comincio? Io e Matteo ci siamo conosciuti da piccoli, le nostre mamme erano amiche, quindi giocavamo sempre insieme. Un giorno siamo a casa mia che giochiamo a nascondino e indovinate Matteo dove si nasconde? Nello spazio tra il mio letto e il muro. Io non ci ho messo molto a trovarlo ma, quando l'ho trovato, ho fatto finta di non vederlo. Sono entrata nella stanza e ho detto: 'Hmmm... ma dove si sarà cacciato Matteo? E se si fosse nascosto fuori? Fammi un po' andare a vedere...'. Sul muro vicino vicino al nascondiglio di Matteo c'era una finestra... avrete già capito che, per affacciarmi, dovetti salire sul suo corpo. Dopo esserci salita, ci saltellai sopra un bel po', dicendo cose tipo 'Non lo vedo! Dove si sarà andato a nascondere?'. In genere giravo scalza per casa ma, per sfortuna di Matteo, quel giorno avevo le scarpe. Dovetti fargli parecchio male perché, a un certo punto, iniziò a lamentarsi e a chiedermi di scendere. 'Ah! Sei lì!' gli dissi 'Prova ad alzarti, su.'." le massaggiatrici apprezzarono e Sabrina, dopo una pausa, continuò "Adesso penso che ci voglia qualcosa di più umiliante per lui..." risate delle ragazze "Ecco, ho trovato. Un giorno Matteo si offrì di massaggiarmi i piedi, solo che insistette per stare sdraiato ai piedi della sedia dove ero seduta, mentre lo faceva. Disse che così stava più comodo. In realtà voleva solo che tenessi il piede che non stava massaggiando sul suo petto. Stette in quella posizione per tutto il tempo che mi ci volle per fare i compiti per il giorno dopo. Dovevo averne davvero tanti, perché Matteo a un certo punto mi chiese di potersi alzare, perché era stanco e iniziava a fargli male la schiena, e io gli risposi che lo avrei fatto alzare appena avessi finito. Quando finalmente lo feci alzare gli diedi un foglio su cui avevo scritto duecento volte: 'Appena ho finito i compiti, ho scritto queste frasi e ti ho tenuto a massaggiarmi i piedi per tutto il tempo!'." Le ragazze, in effetti, risero molto più di gusto, stavolta. Otsune, soprattutto, alzò anche un po' le gambe, il tempo necessario a graffiare i testicoli di Matteo, che sobbalzò, facendo cadere la scarpa che aveva in testa. "L'hai fatta cadere!" esclamò Iku "Non l'ho fatto apposta! Giuro che non l'ho fatto apposta!" gemette Matteo "Accucciati subito sul poggiapiedi. Devo sculacciarti." ordinò "Ma..." provò a obiettare lui "Sabrina," disse Iku "vatti a sedere sulla sua schiena. La punizione durerà per tutto il tempo del tuo prossimo racconto." Matteo capì subito che Sabrina, per allungare la sua agonia, avrebbe parlato più lentamente possibile. Si gettò ai suoi piedi abbracciandole le gambe. "Non farlo, Sabrina. Ti prego, non farlo..." implorò "Non fare cosa?" rise lei "Non parlare piano... racconta veloce..." "Non ci avevo pensato!" lo umiliò lei "Hai ragione. Più tempo ci metto a raccontare, più sculacciate ti prendi. Ora sdraiati lì sopra, da bravo bambino...". Iku si accomodò su una sedia dietro Matteo, che si sdraiò sul poggiapiedi con Sabrina che lo cavalcava sulla schiena. Otsune, che gli aveva causato quella punizione, si tolse le scarpe e poggiò i piedi nudi, poggiando sulle piante, sulla sua nuca. Ora che il suo poggiapiedi era occupato, glie ne serviva un altro. Le scarpe che Otsune si tolse, logicamente, finirono sotto il viso di Matteo. "Ora vi sembrerà strano che questo verme si faccia ridurre così," cominciò Sabrina strascicando ogni parola, mentre Iku sculacciava Matteo "ma vi assicuro che non ci voleva niente a umiliarlo anche da ragazzino." "Non lamentarti!" esclamò Iku a quel punto "Non ci fai sentire il racconto." "Per esempio, pur di farsi mettere i piedi addosso, mi lasciava sempre vincere, qualsiasi cosa facessimo." proseguì Sabrina dopo una breve risata "Per esempio, una volta, ci mettemmo a fare a botte per non so quale motivo. Lui crollò subito e io gli misi un piede sul petto. 'Non ci vuole niente a buttarti giù!' commentai guardandolo dall'alto in basso. 'Non è vero!' rispose lui sentendosi umiliato. 'Sì, invece!' dissi io 'Scommetto che non riesci a battere neppure la mia Barbie!'. Lo feci alzare e iniziammo una lotta tra lui e la mia Barbie. Ovviamente, la Barbie la tenevo in mano io, quindi era come se stesse lottando lui contro di me con una mazza in mano. Per non farsi bastonare troppo, si sdraiò a terra di sua spontanea volontà. 'Ah!' dissi io 'Lo vedi che hai perso? Adesso la mia Barbie ti metterà un piede addosso come ho fatto io.' e glie lo feci mettere. Dovete credermi, era uno spettacolo vederlo così, sconfitto da un pupazzetto alto venti centimetri! La feci camminare lungo tutto il suo corpo in lungo e in largo, facendole fare un sacco di discorsi umilianti per lui. A un certo punto anche Matteo dovette sentirsi troppo umiliato, perché mi disse: 'Adesso però basta, fammi alzare.'. Io gli tenni la testa per terra con una mano e dissi: 'No! Ti ha sconfitto e adesso la fai festeggiare! Anzi, dille...' poi lo obbligai a dire un sacco di cose umilianti. Non me le ricordo, però..." "'Perché te la prendi con un bambino piccolo come me?'." recitò Matteo sconsolato "È vero! Questa era una di quelle!" esclamò Sabrina "Non me ne ricordo altre... so solo che, alla fine, gli dissi 'Se vuoi, ti libero io, ma poi dovrai diventare mio prigioniero.'. Matteo accettò, io cacciai via la Barbie e misi un piede sulla sua testa in segno di supremazia. Ora lui era il mio prigioniero, l'avevo liberato dalla Barbie e doveva ringraziarmi ammettendo che potevo calpestarlo quando volevo.". Il povero Matteo si alzò col fondoschiena dolorante e circondato dalle risate delle ragazze, che avevano apprezzato parecchio quell'ultima storia. Perlomeno, non dovette più sentire la scarpa di Otsune contro i testicoli, dato che la ragazza si era tolta le scarpe e non sembrava più interessata al poggiapiedi.
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