[tab name="Capitolo 1"] La Signora F. I. Capitolo Ciao a tutti, la storia che sto per raccontare spero vi piaccia. Fatemi sapere Era una sera d’inverno di qualche anno fa, il freddo pungente non lasciava scampo, così decisi di preparami una bollente minestra tanto per riscaldarmi un po’. Ne feci troppa, abituato alle dosi che preparavo per la mensa in cui lavoravo e così pensai di portarne una ciotola alla mia vicina di casa: la Signora F. Abitava nell’attico del palazzo di cui era proprietaria e, sino a qualche mese prima, i nostri rapporti erano stati molto gentili ma comunque distaccati, tipici tra affittuario e locatario. Poi nelle ultime settimane avevamo scambiato qualche parola in più a causa del freddo incredibile che quell’inverno ci propinava. Ci eravamo incontrati qualche volta nel locale caldaie per dei piccoli guasti e così entrammo in confidenza. Una di quelle sere mi invitò per una caffè e così le raccontai del mio lavoro di cuoco e di come mi trovassi bene in quel piccolo alloggio che affitavo nel suo condominio. Lei ne fu compiaciuta e mi chiese di farle assaggiare qualcosa una volta o l’altra. Quella sera era arrivata. Le suonai il campanello e lei mi aprì: la Signora F. era una donna di circa 40 anni, io all’epoca ne avevo 26, alta circa un metro e settanta, con un corpo semplicemente perfetto, frutto di anni di palestra e attività sportiva, portava i capelli color biondo cenere lunghi un po’ sotto le spalle e, cosa che avevo notato ogniqualvolta ci eravamo incontrati, indossava sempre tacchi altissimi in tono con ciò che vestiva. Fui folgorato nel vederla indossare una vestaglia da casa grigio perla che le finiva poco sopra le caviglie ed un paio di sabot dello stesso colore. “Buonasera Signora F., scusi il disturbo, ma ho pensato che le avrebbe fatto piacere assaggiare una delle mie minestre…con questo freddo!” “Ciao G., oh che carino, grazie…ma accomodati” La Signor F. prese la ciotola e andò a posarla in cucina, tornò da me e mi invitò nel salotto, lì si sedette su una delle poltrone che arredavano l’immenso salone. “Accomodati pure” disse indicandomi il divano al suo fianco. E così iniziammo a chiacchierare Lei era rimasta vedova cinque anni prima ed aveva ereditato dal marito il condominio in cui abitavamo, aveva continuato ad amministrare gli altri condomini che il marito curava e quindi godeva di un tenore economico piuttosto alto. Dopo un’oretta di chiacchiere pensai di togliere il disturbo: “Io andrei Signora, si è fatto tardi…la vedo anche un po’ stanca!” “Eh si lo sono….negli ultimi giorni ho fatto pulizie e rimesso a posto la casa ed ora sono proprio a pezzi” “Certo che questo alloggio è molto grande e sarà difficile tenerlo pulito ed in ordine”. Dopo qualche secondo di silenzio continuai: “Ma non ha una persona che si possa occupare della casa in modo da darle un po’ di riposo?” La Signor F. accavallò le gambe ,e facendo dondolare il sabot dal piede, disse: “ Non ho trovato nessuno di cui mi possa fidare e poi non si trova più personale di servizio che pretenda un giusto salario, si, è vero, potrei permettermelo, ma non ho trovato nessuno di fiducia oltre al fatto che nessuno vuole più fare questo tipo di lavori....” Dopo alcuni instanti di imbarazzato silenzio, in cui la mia indole servile venne a galla come non mai: “In effetti non è facile trovare quel tipo di personale, anche se io non penso che lavorare come persona di servizio o comunque fare dei lavori così detti umili sia una vergogna, ma purtroppo questa è la realtà oggigiorno. Per esempio a me piacerebbe lavorare a servizio in una casa e occuparmi di tutte le incombenze che ciò comporterebbe”. La Signora F. si sporse verso di me con aria stupita: “Ma G., ho capito bene? Ti stai offrendo a me come collaboratore domestico?” Mi sentii arrossire come un pomodoro ma vincendo ogni timidezza, che da sempre mi aveva attanagliato in questo genere di situazioni,riuscii a dire: “Ecco si… non mi dispiacerebbe, sarebbe una nuova esperienza, insomma…so cucinare, stirare, far pulizie…ecco si, mi scusi …ma forse ho sbagliato”. La Signora F. si riappoggiò allo schienale della poltrona e mi squadrò come si fa con una bestia rara. “Dunque tu saresti pronto a lasciare il tuo lavoro alla mensa per venire a servizio da me?” “Beh, ecco, diciamo che si potrebbe provare….” “Non ho mai pensato ad un uomo per le faccende domestiche…mi sembra strano!” “I maggiordomi esistono da sempre Signora” “Si è vero, ma scusa e quale sarebbe la tua richiesta di onorario?” “Ma Signora non saprei, io penso che magari dopo un periodo di prova, se Lei è soddisfatta, se ne potrà parlare” “Mi stai dicendo che lavoreresti gratis per me e se poi decido che la cosa funziona discuteremo del tuo stipendio?” “Ecco…si se lei vuole…..” La Signora F. scosse la testa e rise: “Va bene allora facciamo così: io domani torno dall’ufficio alle 3 fatti trovare a casa appena avrò preso una decisione ti chiamo”. Si alzò dalla poltrona ci dirigemmo verso la porta, “Grazie per la minestra G.” “Si figuri Signora grazie a lei per l’opportunità che mi vorrà dare”. “Ci penso….la notte porta consiglio”. Il giorno seguente lavorai in mensa come un automa e finalmente rincasai; non avevo smesso di pensare un minuto solo alla situazione che si poteva proporre per me. Il mio sogno di sempre: essere lo schiavo di una donna stupenda ed autoritaria, poterla servire e riverire come una Dea, essere il suo umile sguattero pronto a prostrarsi nella polvere al suo passaggio. Sin da bambino avevo sempre sognato queste situazioni, l’essere comandato e umiliato, dover accorrere ad uno schiocco di dita dalle unghie smaltate….Ma forse la mia fantasia correva troppo…o forse no????? Alle 4 attendevo il suono del campanello o del telefono come un centometrista ai blocchi di partenza, alle 5 non resistevo più, stavo impazzendo. “Cosa avrà deciso? Quando me lo dirà?” Finalmente alle 6 mi squillò il campanello, corsi ad aprire e mi si parò davanti la Signora F. in tailleur nero, mi sorrise e mi chiese se poteva entrare. Si sedette sul mio micro divano e guardandosi intorno sorrise: “Lo hai arredato con gusto, mi piace e poi e molto pulito e in ordine”. Forse avevo superato il primo esame. “Allora G. ho pensato molto alla situazione che si è posta ieri sera e sono giunta alla conclusione cheeee…..” pendevo dalle sue labbra, mi sorrise capiva di avermi in pugno. “Si in fondo potrei accettare la tua proposta”. Mi si gelò il sangue nelle vene, il sogno di una vita che si avvera. “Però ci sono delle condizioni” cercando di rimanere il più calmo possibile ascoltai quella donna dal fascino e dalla bellezza inebrianti. “Allora” continuò “Innanzi tutto il tuo periodo di prova durerà un mese, durante il quale continuerai a vivere qui nel tuo appartamento senza pagarmi l’affitto, ma starai da me per il tempo che riterrò opportuno, allo scadere del mese, se mi riterrò contenta del tuo lavoro ti trasferirai nella camera che ho in mente di prepararti. Quindi , se mi riterrò soddisfatta, per i primi sei mesi il tuo stipendio sarà costituito da vitto e alloggio e qualche soldo che ti fornirò io, dopodiché se tutto andrà bene parleremo di stipendio. Che ne dici?” Avevo ascoltato quelle parole pronunciate col cipiglio di una regina e senza esitare, abbassai il capo e :”Accetto, Signora F. accetto e spero di essere all’altezza dell’onore che mi concede”. La Signora F. mi guardò, ero lì in piedi davanti a lei, non avevo avuto il coraggio di sedermi, “Allora quando potrai iniziare?” “Presenterò le dimissioni domani e poi da lunedì sarò a sua completa disposizione”.
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